Di nuovo è a rischio il Parco Sud, il territorio agricolo nella periferia meridionale di Milano che ha finora - faticosamente - resistito all´avanzata del cemento. L´opposto anche geografico della via Gluck, un esempio di sostenibilità, di possibile inversione della tendenza.
Recentemente Carlin Petrini lo ha candidato a luogo di sperimentazione della filiera corta, ovvero di quella vicinanza tra produzione e consumo dei prodotti dell´agricoltura e dell´allevamento che viene indicata come la soluzione del buon tempo antico alla crisi global dell´energia fossile. La candidatura sarebbe di particolare attualità perché l´alimentazione sarà tema centrale dell´Expo.
Se non fossero rimasti terreni agricoli fin nel cuore della periferia Sud di Milano bisognerebbe inventarli, decementificare qualche pavimento di fabbrica dismessa. E invece siamo qui a fare il tifo, temendo che dal direttivo del Parco possa venire un qualche via libera al sacrificio di pezzi del Parco Sud, magari col pretesto di renderli più fruibili.
Nei mesi scorsi dal Comune di Milano erano venute anche affermazioni esplicite sul «degrado» che deriverebbe da zone agricole non presidiate da attività e da edilizia. Fatto sta che oggi invece la partita si gioca attorno a concetti complicati, cose da addetti ai lavori come la «perequazione» urbanistica. In sostanza il Comune dice: «Non preoccupatevi se diamo un indice di edificabilità alle aree agricole, poi lo trasferiamo altrove». Ovvero aumentiamo ulteriormente le cubature in altre parti della città, il verde complessivo resta sempre lo stesso, e se necessario mangiucchiamo anche qualche pezzo di parco Sud, tanto si tratta di sterpaglie, non di parchi pubblici con le panchine.
Questo è dunque il pericolo. I Comuni vengono indotti a rendere edificabili nuovi terreni dalla sete della moneta sonante degli oneri di urbanizzazione, che rischiano di diventare indispensabili addirittura per la spesa corrente. Ma se concordiamo sul valore «inestimabile» dell´agricoltura, del paesaggio, della sostenibilità proviamo ad alzarne il valore reale. Tanto più che il passato mica tanto passato delle influenze ligrestiane induce a una saggia diffidenza.
PREMESSE.
La vergognosa operazione speculativa di rendere edificabile in modo massiccio e intensivo un’area boscata, prevista come tale persino dal vigente PTC della Provincia di Milano, pezzo di territorio comunale che si insinua con un ampio cuneo verde fino all’interno dell’edificato, collegandosi al Parco Sud Milano e alle altre aree agricole ancora libere a nord e che da lì prosegue sino all’oasi naturalistica di Vanzago, non può che vedere la nostra più ferma contrarietà.
Persino nella documentazione posta agli atti vengono più volte evidenziate quelle caratteristiche. Ne riportiamo di seguito alcune parti significative.
Ci chiediamo poi e comunque: che cosa hanno fatto le Società immobiliari proprietarie dell’area per vedersi così “valorizzato” quel sito che passa miracolosamente da zona agricola e a verde pubblico del PRG vigente, con un valore al metro quadrato di 5/7 euro ad un valore stimato di circa 100/150 euro sempre al mq, moltiplicando così a dismisura i propri guadagni per milioni di euro? Basterebbe moltiplicare quei valori per i 220.000 mq di quell’area, pur differenziando i valori stessi tra aree edificabili produttive e quelle terziarie/ricettive, per renderci conto delle enormi quantità economiche in gioco. Ci chiediamo: è poi questa la sola possibilità per avere la disponibilità di una parte della Villa Venini? quando era previsto già nel bilancio 2007 la sua acquisizione, quindi con fondi che niente avevano a che fare con la cementificazione di questa area agricola oggi boscata. Si è scelta invece un’altra strada che fa nascere molti dubbi su tutta l’operazione proposta. Se è poi vero che il Comune dovrebbe incassare più di 7 milioni di oneri di urbanizzazione, ben 5 milioni verranno scomputati dall’operatore per la realizzazione di opere. Non si chiarisce poi chi spenderà i soldi per gestirle in futuro.
Ma entriamo nel merito dei documenti depositati.
MASTER PLAN (Doc. 2)
Ricordiamo che a pagina 5 si dice che:
“ Dal punto di vista morfologico-strutturale, Vittuone si posiziona sulla linea
dello spartiacque tra la valle dell’Olona e quella del Ticino e presenta quali
elementi significativi caratterizzanti il contesto sono essenzialmente
rappresentati dall’area protetta attinente al Parco Regionale Agricolo Sud
Milano, che costituisce un’area di rilevanza paesistica e un ganglio della rete
ecologica provinciale, grazie soprattutto alla presenza di alcuni fontanili, di
aree boscate residue e di fasce arboreo-arbustive che a tratti segnano le
maglie poderali. Tali componenti vegetazionali mantengono una rilevanza
paesaggistica e di carattere ecologico in quanto elementi tipici del paesaggio
agricolo locale e in quanto elementi di potenziale connessione ecologica.”
A pagina 8 si afferma che:
“Una gestione sostenibile dell’ambiente deve garantire un uso delle risorse
rinnovabili (acqua, legno e vegetazione) in sintonia con il ritmo della loro
rigenerazione e un’emissione di quantitativi di sostanze inquinanti tali da
essere assorbite dall’ambiente senza provocare danni. Pertanto si può
affermare che si è in una condizione ambientale sostenibile quando vengono
utilizzate una quantità di risorse rinnovabili non superiore a quella generata e
una quantità di risorse non rinnovabili non superiore al tasso di sostituzione
con altre risorse senza compromettere l’integrità degli ecosistemi.”
A pagina 13 si conferma di voler:
“Mantenere e valorizzare, per quanto possibile, le preesistenze è fondamentale ai fini di un miglior inserimento del progetto. Gli elementi vegetazionali che si intende conservare e le previsioni del P.I.I. costituiscono nodi attorno a cui organizzare e concepire le idee strutturanti il paesaggio e l’ambiente di progetto.”
A pagina 14 si precisa che:
“A ciò si aggiunge un ruolo ambientale di rinaturalizzazione, poiché le zone umide rivestono un ruolo determinante nel costituire habitat ideali per la fauna acquatica e l’avifauna,accrescendo la biodiversità ed incrementando le specie presenti.
Il ruolo delle piante è essenziale nel processo dei bio laghi, in quanto principale fautrice della rimozione fisica degli inquinanti, poiché favorisce i tempi di residenza idraulica e quindi i processi di abbattimento dei nutrienti e
l’instaurazione di habitat naturali differenziati, tali da incrementare la presenza di specie faunistiche.”
A pagina 15 si conclude che:
“Gli interventi di rinaturalizzazione consistono nella ricostituzione di aspetti
della naturalità penalizzati dalla trasformazione urbana, ritenuti indispensabili
per ragioni legate alla qualità paesaggistiche o perchè concorrenti alla
costruzione della rete ecologica. Con tale termine, dunque, si intendono gli
interventi di ripristino ambientale, quali la rivitalizzazione di zone boscate e gli
interventi di ricostituzione o creazione di caratteri fisionomici del paesaggio,
quali aree alberate, filari di alberi, sistemi di siepi, finalizzati alla creazione di
margini a aree filtro e alla interconnessione paesistica e ambientale con gli
ambiti di paesaggio circostanti. In questo senso devono essere ricordati accorgimenti e scelte che mirano a ridurre ove possibile l’impermeabilizzazione del terreno, al fine di favorire lo
smaltimento naturale delle acque piovane e di evitare l’eccessivo
impoverimento del suolo.”
Basterebbero queste affermazioni e i significativi schemi grafici allegati a quel Master Plan, per aspettarsi almeno un intervento edilizio rispettoso dell’ambiente. Niente di tutto ciò.
Ci troviamo di fronte all’edificazione massiccia di un’area azzonata dal PRG vigente come zona agricola, che viene totalmente cementificata con ben 8 capannoni per complessivi 70.000 mq di pavimentazioni, manufatti alti 15 metri per più un milione di metri cubi nonché un blocco terziario/direzionale costituito da 4 “stecche” con altezze fino a 36 metri, cioè 12 piani virtuali e 9 reali, per più di 200.000 metri cubi di cemento e per diverse centinaia di stanze di albergo e di uffici che neppure una città di 100.000 abitanti sopporterebbe e assorbirebbe facilmente nel mercato immobiliare e dei reali fabbisogni.
Anche perché la più volte ricordata Expò 2015 si volgerà solo in quell’anno e poi rimarranno questi involucri che, qualora si mantenessero occupati, creerebbero solo aumento insopportabile di traffico e inquinamento per quella zona.
Non siamo certo a Milano, ma in un comune di 9.000 abitanti, i quali, come noto, vorrebbero mantenere le caratteristiche di vivibilità che ancora rimangono, già messe a dura prova dalla vicina presenza di un’autostrada, dalla linea alta velocità, dalla prossima apertura di un centro commerciale il più grande della zona, da inquinamenti dell’aria e dal rumore.
Invece questa preziosa area libera che si caratterizza per la presenza di un bosco di 100.000 mq, il quale svolge un’importate funzione di fitodepurazione dell’aria, l’accoglimento e il passaggio della fauna, un verde di connettivo che si spinge sino all’interno dell’abitato, viene travolta da una colata di cemento e asfalto, 220.000 mq che non sono stati coperti completamente dal progetto presentato solo perché l’area è attraversata da una linea elettrica dell’alta tensione a 132.000 volts e da un ramo secondario del canale Villoresi che, con le loro fasce di rispetto, previste dalle leggi vigenti in materia, ne impediscono nei fatti la copertura totale.
Per questi motivi, risulta spudorata l’affermazione poi fatta a pagina 123 della Relazione del Rapporto Ambientale (Doc. 1), la quale dice che il progetto, una volta realizzato:
“….favorirà un sorprendente aumento della presenza di animali in una zona ormai del tutto impoverita sia a livello faunistico che a livello ambientale, migliorando così l’intero sistema ecologico-paesaggistico del territorio…”.
Restiamo per un momento solo ad alcuni altri passaggi sempre di quel documento che forse non tutti hanno avuto la pazienza di leggere con cura.
RAPPORTO AMBIENTALE (Doc. 1)
“Piano Territoriale Paesistico Regionale (pag. 10)
….A sostegno di quanto appena scritto, si può osservare anche dal Quadro di riferimento degli indirizzi di tutela e di operatività immediata redatto dal P.T.P.R., che il contesto di studio, localizzandosi all’interno di un Parco Regionale con Piano adottato, rientra nello specifico all’interno dell’Ambito di contiguità al Parco Sud Milano…
Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (pag. 15)
…Nell’area oggetto di studio sono presenti quali elementi paesistico ambientali delle aree boscate (art. 63) quali coperture vegetali, arboreo e/o arbustive, di superficie superiore a 2000 mq e larghezza non inferiore a 25 m.
Piano di Indirizzo Forestale (pag.17)
Il comune di Vittuone si inserisce in un contesto ambientale e vegetazionale, così come rappresentato dalle tavole del P.I.F., ricco di elementi boscati minori di formazione longitudinale, frammentati nel territorio, e da aree boscate, così come definite dall’art. 3 della L.R. 27 del 2004, quali ecosistemi fondamentali per l’equilibrio ecologico concentrati in determinate aree, o sviluppati lungo corsi d’acqua e zone umide. Nell’area di progetto è presente una macchia boscata prevalentemente a robinieto puro al cui interno si è sviluppata una piccola area a robinieto misto.
Vincoli vari (pag. 23)
Entro la fascia di rispetto della linea ferroviaria Milano-Torino non sono consentiti gli interventi di trasformazione e riuso degli edifici o di parte di essi, aumento del volume o della superficie lorda di pavimento degli edifici, nuova edificazione, ricostruzione, ristrutturazione urbanistica, salvo deroghe dell’Ente Ferrovie dello Stato.
Invece per quanto concerne i vincoli ambientali è opportuno ribadire che sull’area di progetto insiste un’area a bosco vincolata ai sensi dell’art. 146 dell’ex D.lgs 490/99, in quanto bene tutelato per legge in ragione dell’ interesse paesaggistico.
Rumore (pag. 71)
Dai dati misurati emerge che il rumore attuale notturno dovuto al traffico sia stradale che ferroviario è superiore ai limiti previsti dai decreti di attuazione delle legge quadro sul rumore 447/95, infatti i valori riscontrati sono di 67,5 dB(A) per il rumore ferroviario e di 64,5 dB(A) per il rumore da traffico stradale.
Paesaggio e sistema insediativo (pag. 82)
Per quanto riguarda gli aspetti paesaggistici del sito è necessario tenere in ferma considerazione il fatto che all’interno dell’area di studio ricade una zona occupata da un bosco (L.R. n. 27 del 2004,modificata ed integrata dalla L.R. n. 3 del 2006 ). Conseguentemente a ciò verrà prevista, in fase successiva, la compilazione della documentazione necessaria per consentire il rilascio dell’Autorizzazione alla trasformazione del bosco.
Esame Paesistico dei Progetti (pag. 82)
Per l’analisi del contesto si è scelto di procedere coerentemente con le indicazioni delle linee guida regionali stabilite per la determinazione della sensibilità del sito, (D.g.r. n°7/11045 dell’ 8 novembre 2002 “Linee guida per l’esame paesistico dei progetti”), che risultano esaustive per l’argomentazione dell’ambito,dai seguenti punti di vista:
1. morfologico-strutturale: considera l’appartenenza del sito a uno o più “sistemi” che strutturano il territorio e il luogo;
2. vedutistico: considera la fruizione percettiva del paesaggio;
3. simbolico: considera il valore simbolico che la comunità locale e sovralocale attribuisce al luogo.
In ragione delle considerazioni sopra esposte, la sensibilità paesistica del sito, da punto di vista morfologico-strutturale, è valutata alta a livello sovralocale e media a livello locale.”
Ma ecco che alla fine, inspiegabilmente, si conclude che:
“In ragione delle considerazioni di cui sopra e della sostanziale mancanza di elementi di interesse storico-artistico e di componenti che possano costituirsi come elementi di relazione fondamentali, si valuta la sensibilità paesistica del sito bassa sotto l’aspetto sistemico, sia a livello locale sia a livello sovralocale.”
Risulta del tutto evidente come la relazione del Rapporto Ambientale relativa al PII in questione (Doc. 1) sia contraddittoria in numerose parti e sia stata piegata a voler giustificare un intervento edificatorio che, di certo, sarebbe, qualora realizzato, di rilevante impatto ambientale.
Ma veniamo ad altre considerazioni sia generali che puntuali.
PROCEDIMENTO DI VAS.
Manca del tutto una pur breve relazione nel Rapporto Ambientale che spieghi i passaggi del procedimento di VAS, avviato con avviso del 24 giugno, che peraltro non distingue tra il periodo di deposito in libera visione al pubblico e quello invece dedicato alla raccolta dei suggerimenti e delle proposte. Se è pur vero che con successivo avviso del 18 luglio si rende noto che la prima conferenza di valutazione viene convocata “prontamente” ed immediatamente dopo la scadenza del periodo di deposito degli atti (25 luglio), non vi è neppure il tempo utile (ricordiamo che il giorno 26 è un sabato e il 27 è domenica) di esaminare le proposte pervenute. Non solo: nell’elenco degli elaborati depositati, manca vistosamente la bozza di convenzione del PII, parte integrante e sostanziale di un Piano attuativo, rendendo dubbia se non illegittima la stessa pubblicazione degli atti. Mancando poi una sia pur breve relazione sul procedimento seguito, non si dice quando e come sia stata decisa e pubblicata sul web l’individuazione “dell’autorità competente” per la VAS, così come stabilito dalla DGR 6420 del 27 dicembre 2007. Si fa inoltre presente poi che la “Sintesi non tecnica” è presente nella documentazione per ben 2 volte, sia come elaborato a sé stante (doc.4) sia come elaborato posto nelle pagine finali del Rapporto Ambientale (doc. 1). Non si comprende quale sia quella da tenere in considerazione. Non si chiarisce infine in alcuna parte della Relazione se si intenda poi procedere, dopo l’adozione del PII, ad assoggettare l’intervento ad una VIA, tenuto conto di quanto previsto dalla LR 12/2005 (art. 87, comma 4) e dal DPR 12.4.96, allegato B, punto 7, lettera b). Anche questi fatti inficiano pesantemente il procedimento finora seguito viziato in diverse parti e/o perlomeno carente nella documentazione depositata.
PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO PROVINCIALE
E’ opportuno ricordare che l’area in questione è azzonata dal PTCP vigente come ambito di area boscata (tav. 3f - art. 63 NdA) ove gli interventi ammessi rispondono al principio della valorizzazione e dove l’obiettivo è l’incremento della superficie boschiva. Se è pur vero che, applicando la LR 27/2004 si prevedono interventi di compensazione ecologica, non può certo sfuggire come sia ben diverso mantenere un’area boscata inserita nelle immediate adiacenze dell’edificato o trovarne invece un’altra a qualche chilometro di distanza. Non solo. Gli articoli 83 e 84 di quelle Norme Tecniche del PTCP dettano le condizioni di sostenibilità per l’assetto insediativo e per limitare il consumo di nuovo suolo. In particolare il comma 2 (e seguenti) dell’art. 84 prevede la condizione di ammissibilità di incremento delle espansioni urbanizzative ed in particolare l’avvenuto utilizzo di almeno il 75% delle previsioni delle strumento urbanistico vigente. Ci chiediamo: dove, nelle relazioni depositate, viene dimostrata questa precondizione indispensabile alla variante urbanistica? Dove sono le schede di controllo della variante stessa così come richiesto dalla Provincia per la sua verifica di compatibilità? Nulla di tutto questo. Anche questo fatto non può che mettere in dubbio la fattibilità del PII proposto e la legittimità degli eventuali futuri atti.
VARIANTE URBANISTICA
Manca una relazione esaustiva sugli aspetti di variante urbanistica conseguente all’eventuale approvazione del PII. Si dice che si tratta di un’area agricola del PRG vigente, ma non si chiarisce con quali nuove destinazione di Piano saranno azzonate le aree, sia per la parte produttiva che per quella terziario-ricettiva, con tutti i relativi riferimenti del caso: nuovi azzonamenti proposti e corrispondenti articoli delle NTA del PRG vigente stesso. E se anche si volesse considerare quell’area come una “Zona speciale”, cioè diversa da tutte quelle del PRG vigente, questa andrebbe descritta e normata in tutti i suoi aspetti (indici, altezze, distanze, funzioni ammesse/escluse, ecc). Questa grave carenza comporta che nel PII proposto non sono chiari i relativi indici consentiti anche una volta che questo sarà scaduto (10 anni), ma anche e per esempio i rapporti di copertura ma soprattutto le quantità degli standard necessari. Né si può considerare esaustivo il richiamo al nuovo Documento di inquadramento vigente, neppure depositato insieme agli atti pubblicati in giugno, il quale parrebbe riportare solo le quantità massime ammissibili, ma non le nuove zone del PRG vigente, variate con il PII proposto. Ciò rende difficoltoso se non impossibile la verifica degli standard (ed anche altro) per quell’intervento anche in ragione del fatto che il PRG vigente (1998) non risulta corredato da un Piano dei Servizi, pur previsto dalla LR 1/2001. Anche questi fatti non consentono quindi una valutazione della proposta edificatoria, così come è stata formulata e depositata.
PROPOSTA DI PII
Si è già detto sopra come tra gli elaborati del Piano Attuativo depositato sia del tutto assente la bozza di convenzione come stabilisce la normativa in materia e come questo fatto non consenta le opportune verifiche di quanto dichiarato negli elaborati. Mancano poi le NTA del PII stesso. Certo lascia stupefatti come gli standard del progetto reperiti “in loco”, siano veri e propri “reliquati d’area” che vengono calcolati sommando tra loro persino le aiuole spartitraffico, fatto questo vergognoso se non del tutto illegittimo. Non è poi chiaro dove siano reperiti i parcheggi obbligatori per tutte le nuove costruzioni (oltre a quelli a standard pubblico), così come previsto dalla legge 122 del 1989 (art. 2), che ha modificato l’art. 41 sexies della legge 1150 del 1942. Né dalle planimetrie o dalle relazioni è chiaro quale sia la fine che fa il pozzo idropotabile presente nel sito che, come noto, potrebbe avare fasce di rispetto che vanno da 20 a 100 metri, così come previsto dal D.Lgs. 152/2006 e successive modifiche e integrazioni. Non è chiaro poi se il Comune si sia dotato di uno studio sul reticolo idrico minore (almeno per quella parte) e quale sia la fascia di rispetto del ramo secondario e di quelli terziari del Canale Villoresi, così come previsto dalle leggi nazionali e regionali (D.Lgs 152/99 e DGR VII/7868 del 25 gennaio 2002), considerato anche il fatto che due di questi ultimi (terziari ben visibili nelle mappe catastali) vengono letteralmente cancellati. Le sponde sono state sdemanializzate? Non viene poi riportata la copia della servitù di elettrodotto che attraversa l’area e neppure un riferimento esplicito alle zone di rispetto della ferrovia per tipologia di manufatto (si vedano gli art. 49 e seguenti del DPR 753/1980). I rilievi fonometrici risultano effettuati assai distanti dalla sede ferroviaria stessa, fonte del rumore e già nella Relazione (Doc. 1) si dice che per quel sito i limiti sono fuori legge e si fa balenare che la normativa non sarà rispettata fino alla realizzazione del piano di risanamento acustico da parte delle ferrovie. Per non parlare poi dei livelli del PM 10 che si dichiara esplicitamente in Relazione (doc. 1) verranno peggiorati dal nuovo progetto, senza alcuna remora e senza ulteriori accorgimenti credibili. Non solo: nel sito viene cancellata una strada vicinale (detta “dei Rescaini”) presente in mappa, operazione di dubbia fattibilità anche legale senza i necessari consensi, documento peraltro non presente negli atti depositati e neppure citato.
STANDARD URBANISTICI DEL PII
Su questo tema ci si riserva di intervenire in un secondo momento del procedimenti di adozione/approvazione del PII. Abbiamo già detto sopra come la documentazione posta agli atti non consenta una loro valutazione e una loro verifica puntuale. Manca un estratto del PRG approvato e vigente (con le sue eventuali varianti successive) corredato dalle NTA e almeno dagli estratti delle altre tavole poste a corredo del Piano stesso. Né il PRG vigente è disponibile in rete come ormai fanno tutti i comuni. Possiamo quindi solo ipotizzare che se i riferimenti legislativi per il calcolo degli standard sono stati l’art. 22 della LR 51/1975 e il Decreto Interministeriale 1444/1968 le quantità previste dal PII in questione non risultano soddisfatte e sufficienti. Né d’altra parte è corretto che si facciano ora Piani attuativi in variante senza prendere come riferimento la capacità teorica del Piano vigente ed i suoi sistemi di calcolo degli standard, almeno fintanto che non sarà approvato un Piano di Governo del Territorio (PGT) redatto ai sensi della LR 12/2005 (e sue successive modifiche e integrazioni). Diversamente si corre il rischio che il PRG usi alcuni metodi di calcolo e solo per quell’area i sistemi siano diversi, non facendo più tornare i conti complessivi del Piano. Anche queste considerazioni rendono molto dubbia la procedura seguita ed i calcoli effettuati.
Tutte le considerazioni sopra svolte mettono in serio dubbio la fattibilità e la legittimità dell’intervento, questo almeno per un osservatore esterno che voglia essere adeguatamente documentato per poter intervenire nel procedimento di valutazione ambientale, così come richiesto e consentito dalla normativa vigente.
Per questo motivo si propone di integrare la documentazione relativa al PII in questione, rispondendo ai quesiti di cui sopra e di rifare la procedura già avviata completa di tutti gli elaborati mancanti.
Circolo Legambiente di Vittuone - Associazione VIT.A
Il Presidente Paolo Fagnani
Vittuone, 24 luglio 2008
Oggi, nel nostro mondo, ci sono moltissimi problemi, soprattutto quelli legati all’ambiente. Tutto ciò è causato sia dalle continue emissioni nocive di gas, sia dall’intervento dell’uomo sulla flora e sulla fauna. Il primo dei grandi problemi è sicuramente l’effetto serra, causato da una quantità eccessiva di anidride carbonica nell’atmosfera; gli effetti sono gravissimi: aumento della temperatura, scioglimento dei ghiacci, aumento del livello del mare, inondamento di terre emerse, cambiamenti climatici ed estensione di alcune malattie, come la malaria. Questo grande problema è stato affrontato nel 1997 alla Conferenza mondiale sul clima svoltasi a Kyoto, dove si è firmato un protocollo che prevedeva la riduzione delle emissioni di gas serra entro il periodo 2008-2012. Un altro problema è il “buco dell’ozono”, cioè una riduzione della fascia di ozono nella stratosfera, causata dalle emissioni dei gas CFC (Cloro Fluoro Carburi) e dal bromuro di metile, un potente e nocivo insetticida. Questo “buco”, presente soprattutto nella zona dei due poli, può avere conseguenze gravissime: passaggio dei raggi UV, gravi danni alla vegetazione e malattie della pelle. Nel 1987, 35 Paesi firmarono il Trattato di Montréal, che prevedeva la riduzione, entro 15 anni, di tutti i gas CFC. Esistono anche le piogge acide, ovvero precipitazioni contaminate dai gas con ossidi di zolfo e azoto; le conseguenze sull’ambiente sono gravissime: morte o malattie di vegetali, squilibri negli ecosistemi marini, corrosione di monumenti storici e inquinamento delle falde acquifere. Questo è diventato un fenomeno planetario, perché sono coinvolti anche quei Paesi che non emettono gas; pertanto il mondo sta cercando di adottare delle misure a livello internazionale per affrontare il problema. Un altro grave problema è l’inquinamento da petrolio, causato non solo dagli incidenti delle grandi petroliere e dalle guerre, ma anche dall’utilizzo di sostanze chimiche per eliminare le “maree nere”, nonostante le leggi lo vietino; le conseguenze sono gravi e causano molti danni sulla fauna terrestre e ittica. Il problema più grave, però, riguarda il nucleare, che continua a generare polemiche. Le radiazioni nucleari del nostro pianeta sono aumentate a causa delle sostanze radioattive impiegate in vari settori. La polemica principale riguarda l’utilizzo delle centrali pericolose e obsolete, che possono causare gravi incidenti, come quello di Chernobyl nel 1986, che provocò, migliaia di morti e la creazione di una nube radioattiva, che arrivò sino in Italia. Sempre nell’ambito del nucleare, un altro problema è quello delle scorie, prodotte dalle centrali nucleari e che continuano a emettere radiazioni. Oggi, le scorie, all’interno di casse metalliche rivestite di cemento armato, vengono ammassate in luoghi considerati sicuri, ma non si può mai essere sicuri che la stabilità sismica attuale si mantenga tale per molto tempo. L’ultimo problema riguarda la riduzione della biodiversità; infatti, noi uomini la stiamo distruggendo, per esempio, attraverso la produzione di OGM che, ormai, stanno prendendo il sopravvento sui prodotti naturali. Il problema è stato affrontato nel 2000 a Cartagena, dove si è firmato un protocollo, nel quale si parla dell’uomo che, prima di intervenire sull’ambiente, deve tenere in considerazione i danni che può causare. Tutto questo lo stiamo causando noi e se non facciamo qualcosa per ridurre l’inquinamento della Terra, tra qualche secolo potremo dire “addio” al nostro caro e bel pianeta: infatti, dovremo ridurre le emissioni di gas serra e di gas CFC, altrimenti le condizioni del clima muteranno e le conseguenze sulla popolazione mondiale saranno gravissime.
Nicolò Bramani – 3° media scuola IV giugno Magenta